Doppia recensione: “Splendido come il sole di Tulum” di Federica D’Ascani.

tulum TITOLO: Splendido come il sole di Tulum AUTORE: Federica D’Ascani

COLLANA: You Feel Rizzoli

SINOSSI: Fanny attende trepidante il momento del fatidico sì. Abbandonata appena nata e cresciuta senza affetti, ha finalmente la possibilità di essere felice e costruirsi una famiglia. Ma il matrimonio non si fa: Carlo, lo sposo, la lascia sull’altare e scardina ogni certezza costruita fino a quel momento. In pochi minuti, senza pensare troppo alle conseguenze e per non morire di dolore, Fanny decide di partire lo stesso per il Messico, meta del viaggio di nozze, chiedendo al suo grande amico Davide di accompagnarla. Non sa che lui aveva già pronte le valigie per fuggire dall’Italia e da una vita di solitudine affettiva, specialmente dopo il suo outing che lo aveva definitivamente allontanato da un padre bigotto e omofobo. Il viaggio spinge Fanny e Davide a iniziare un percorso interiore alla riscoperta di loro stessi. Alejandro e Rafael, due animatori del villaggio, sembrano incarnare le paure e le speranze di entrambi. Insieme a loro, Fanny e Davide capiranno davvero quali sono i loro sogni per il futuro. E l’amore li travolgerà, inaspettato, caldo e splendido come il sole di Tulum. Una doppia storia d’amore che procede su due binari paralleli e diversi, con la forza che solo l’amore vero sa dare.

L’OPINIONE DI CINDERELLA:

Ho pensato a lungo riguardo ciò che avrei dovuto scrivere su questo libro perché, se devo essere brutalmente onesta, non mi è piaciuto. Wow, ho sganciato la bomba nella prima frase, non è stato molto bello da parte mia, ma credo che sia meglio strappare il cerotto tutto in un colpo. Parliamoci chiaro il libro ha del potenziale, inutile negarlo. La storia, per quanto non troppo originale, è interessante ed offre spunti di riflessione.

Fanny è una giovane ragazza abbandonata dai genitori alla nascita e che fa un lavoro che non la soddisfa. Finalmente sta per coronare il suo sogno di avere una famiglia ed è in procinto di sposarsi, ma proprio quando è sul punto di incamminarsi all’altare, Carlo, il suo fidanzato, le manda un sms dicendole che salta tutto. Così lei prende Davide, il migliore amico gay, e lo porta in Messico (a Tulum, come indicato nel titolo) dove avrebbe dovuto trascorrere il viaggio di nozze. Una volta lì si imbattono in due fratelli uno più figo dell’altro e se ne invaghiscono all’istante. Fa la sua comparsa anche Carlo con una ragazza misteriosa e questo crea non pochi problemi ai due protagonisti. Dopo un po’ di scompiglio Fanny e Davide si innamorano dei due fratelli e vissero per sempre felici e contenti… Ma questo lo sapevate no? Visto che si parla di romance.

Il problema secondo me è la brevità del racconto. Breve sia nel senso che contiene poche pagine sia perché la storia si sviluppa in un lasso di tempo di pochissimi giorni, per cui gli eventi risultano talvolta forzati e assurdi. Non è infatti verosimile che una persona venga lasciata all’altare il primo giorno, abbia le palpitazioni per un gran figo il secondo, ci scambi due parole messe in croce il terzo e gli prometta amore eterno il quarto. E questo vale anche per Davide, abbandono sull’altare a parte.

Non ho apprezzato molto nemmeno i due protagonisti: a parte che trovo Fanny eccessivamente priva di polso, si suppone che i due siano come fratello e sorella, invece per tutta la storia fanno a gara a chi è il più sfigato dei due e si rinfacciano qualsiasi cosa. Inoltre Davide nasconde informazioni di vitale importanza a lei, che però dopo meno di due secondi di stizza ricomincia con il suo strano e fuori luogo senso dell’umorismo.

Rimango un po’ perplessa riguardo ad altri due personaggi: l’ex di Fanny e la ragazza misteriosa. Carlo è semplicemente assurdo ma forse è il più coerente dei personaggi, mentre la ragazza misteriosa risulta un po’ forzata nella storia, tanto che alla fine ci si domanda “ma era proprio necessario inserirla nel racconto?”, “è un personaggio davvero indispensabile ai fini della trama?”. Ma parliamo anche dei lati positivi del libro. Interessanti sono il tema dell’adozione, dell’abbandono e del ricominciare a vivere dopo una brutta batosta. Peccato solo che non c’è stato lo spazio necessario per svilupparli. Data la brevità del racconto l’autrice non poteva certo fare miracoli, ma diciamo che eliminando un po’ di sottotrame fuorvianti, e magari pure la ragazza misteriosa, l’autrice avrebbe avuto potuto dare più spazio a queste tematiche.

Ho dimenticato qualcosa? Ah sì, non vi ho parlato dei due manzi. Ma il motivo è semplice: a parte il fatto che sono alti, muscolosi e belli, ed il loro orientamento sessuale, non si sa niente di loro perché non sono stati descritti dall’autrice. E direi che era una cosa fondamentale da inserire nella storia. Detto questo, non posso che dare due arcobaleni e mezzo a “Splendido come il sole di Tulum”.

2,5 arcobaleni

.Cinderella.

L’OPINIONE DI PINKIE:

Non sarà facile dare una valutazione a questo racconto, quindi perdonatemi se mi perderò nei meandri della mia mente. Cercherò di partire dall’inizio: questa uscita Youfeel fa parte del mood romantico. Prosegue su due binari, con coppie M/F e M/M, quindi per me non sarà semplice scindere le due storie. Detto altrimenti: vi beccate anche la recensione della coppia M/F, volente o nolente. Il racconto inizia con Fanny e l’amico Davide che decidono di partire per il Messico, dopo che la ragazza è stata scaricata a un passo dall’altare. E intendo davvero un passo: l’abito bianco era già addosso, gli invitati della sposa in chiesa, il fido testimone – Davide, gay dichiarato – al suo fianco, quando arriva l’SMS di Carlo, il futuro marito: “Non se ne fa niente. Ciao.” Naturalmente ho parafrasato il messaggio, ma il senso era quello. Non un perché, nessuna spiegazione, nada de nada – entriamo nello spirito messicano.

Ecco, qui iniziano i problemi. E non perché Fanny sia stata scaricata cinque minuti prima delle nozze, ma per l’atteggiamento di lei: un aplomb quasi britannico, una noncuranza glaciale che fa un baffo a Elsa di Frozen. Perché cavolo non è triste o arrabbiata? Sul momento ho pensato che Fanny sposasse Carlo per motivi egoistici: mettere le mani su un’eredità, acquisire prestigio sociale. Invece no: Fanny vuole una famiglia. Anzi, la desidera, la brama, è tutto ciò che vuole dopo essere cresciuta in una casa famiglia e mai adottata. In questo è simile a Davide, disconosciuto a 18 anni, quando ha ammesso in famiglia la propria omosessualità. Dunque perché Fanny non fa una piega dopo l’abbandono di Carlo? Non pretendo che piangesse inconsolabile, ma almeno che progettasse di cavargli gli occhi o fargli pipì sulle scarpe nuove. Fanny invece nel giro di tre minuti capisce che non lo amava, che era innamorata dell’idea dell’amore, che non voleva Carlo ma solo il loro rapporto, e quindi molla tutto e parte per il Messico.

[…] per Fanny Carlo rappresentava l’idea che aveva dell’amore. Non l’amore, ma l’idea di questo. E in un attimo, come se Dio si stesse rendendo conto della truffa che aveva intentato ai sentimenti, era tutto svanito.

Va bene, messa così posso capirla, ma perché allora a intervalli regolari scoppia a piangere sconsolata? Allora lo amava! Ma se lo amava perché si innamora di un altro uomo prima ancora di vederlo in faccia? Ecco un’altra delle caratteristiche che condividono Fanny e Davide: si innamorano al primo sguardo. E sono soggetti a sbalzi di umore. Non mi fraintendete: anche io in certi periodi del mese sono leggermente umorale, ma non avevo mai capito che pure i gay avessero il ciclo mestruale. Ho trovato estremamente inverosimile – per usare un eufemismo – che Fanny appena mollata dal quasi-marito si innamorasse di un altro uomo, senza contare la sbandata per un terzo uomo, che grazie al Cielo è gay! Nel giro di 72 ore circa lei viene scaricata all’altare, si innamora di un altro, riesce a farlo innamorare di sé, e si trasferisce in pianta stabile da lui! Ammazza, se è brava! E lo stesso vale per Davide, che trova l’uomo della sua vita a tempo di record e decide di conviverci in due giorni.

Cosa stava dicendo Alejandro, in sostanza? Che l’amava? Come era possibile? Com’era possibile provare un sentimento simile così repentinamente?

Mia cara Fanny, ce lo chiediamo un po’ tutti! Senza contare che l’unico momento di disperazione autentica dopo aver ricevuto il messaggio di Carlo, Fanny ce l’ha non per il dolore ma per l’umiliazione che le infligge la sua capa, che la deride. Questo già dovrebbe spiegare l’amore profondo che provava per il suo quasi-marito… Bene, ho parlato delle caratteristiche comuni di Davide e Fanny, ma ne manca ancora una: sono i peggiori migliori amici del mondo. Lo dico in maniera più chiara: sono due stronzi! Quando ho iniziato questo romanzo, all’idea che si svolgesse su due binari paralleli con protagonisti due migliori amici, ho pensato che il filo conduttore della storia sarebbe stata l’amicizia fra i due. Sono così simili, con esperienza traumatiche alle loro spalle, sono l’uno la famiglia dell’altra. Migliori amici, vero? Sbagliato! Vederli interagire fa pensare alla fiera dell’ego, dove ognuno vuole che il mondo giri intorno a sé e che tutti lo/la compatiscano.

Davide la soppesò, storcendo la bocca. «Per carità, non te la passi bene, ma per la prima volta ho una persona che si interessa a me in maniera autentica. Una persona che ho desiderato al primo sguardo e che mi ricambia con la stessa passione. Gradirei un po’ più di considerazione. O si deve sempre pensare alla povera Fanny, derelitta e vittima del caso?» […] «Che Carlo fosse uno stronzo lo sapevi benissimo, ma hai voluto fare di testa tua. Sei stata abbandonata quando eri piccola. Bene, lo capisco, ma anche io ho passato lo stesso calvario e non in un’età in cui non si è in grado di capire. Io sono stato cacciato di casa perché sbagliato. A mio padre non piaceva cosa ero, e se permetti questo mi mette in una posizione un poco più scomoda della tua» iniziò a recriminare, gesticolando come un invasato. «Facciamo a gara chi è più sfigato?» tuonò la ragazza, alzandosi definitivamente. «Sei più sfortunato, povera creatura? Povero incompreso? Veronica è andata a letto con Carlo, dannazione! Io non riesco mai a essere felice e tu te ne esci col fatto che dovrei saltare di gioia per te? Succede sempre così»

Ma dopo tre secondi…

Si guardarono per un secondo di troppo, quindi scoppiarono a ridere, abbracciandosi rassegnati all’evidenza che erano più che fratelli.

Per l’intero racconto è un rinfacciarsi, stizzirsi, ignorare i sentimenti dell’altro. Se sono migliori amici non voglio proprio sapere come si comportino con i nemici! Finora ho parlato di Fanny, e voi direte: che c’è ne frega! Vogliamo l’M/M! Beh, non avete tutti i torti. Ma quanto detto per Fanny vale anche per Davide, eccetto la parte del matrimonio: Davide vuole una famiglia, un uomo che lo ami e lo supporti. È innamorato da una vita di Fabio, il suo datore di lavoro, che però neanche lo guarda. Appena vede Rafael è amore a prima vista, ma non è stato bello: Rafael sembrava attratto da Fanny e Davide ha toccato punte di acidità da record mondiale. Non poteva sopportare che l’amica fosse felice, quando lui, povero piccolo Calimero, è solo e nessuno gli vuole bene! Quando poi Rafael utilizza il suo metodo latino di rimorchio – comprensivo di zero dialogo, zero sguardi ammiccanti, e dichiarazione d’amore flash – lui si trasferisce a casa sua senza fare una piega. Le due storie M/F e M/M sono ben più che simili, sono uguali identiche. Poteva essere un espediente carino, se la storia fosse stata affrontata con più calma, concedendo a Fanny e Davide il tempo di elaborare i propri sentimenti in maniera un tantino più realistica.

Spendo due parole per Carlo, il cattivo della storia. Ben più che cattivo: uno psicopatico fatto e finito. Ha tante di quelle sfaccettature che risulta impossibile inquadrarlo o anche solo capire perché cavolo faccia determinate azioni. Non posso dire di più per evitare spoiler, ma leggendo questo racconto capirete subito di cosa parlo. Solitamente amo i cattivi, ma quando è troppo è troppo, si scivola nel ridicolo. E questo vale anche per Veronica, del cui ruolo non vi dirò nulla per evitare spoiler. Avrebbe potuto avere un potenziale enorme, che si sarebbe inserito nel filone “famiglia scomparsa/abbandono/adozione”, e invece è completamente inutile! Viene dimenticata e non approfondita. Alejandro e Rafael, i due figoni messicani. Fratelli, ovviamente. Altro non posso dire di loro, perché l’unico dialogo lungo più di tre parole ce l’hanno quando dichiarano amore eterno alle loro metà. Anche loro, come Fanny e Davide, soffrono di eiaculazione precoce di sentimenti: si dichiarano così rapidamente che neanche Speedy Gonzales!

Si potrebbe dire che la rapidità sia un problema del racconto, che essendo appunto breve non può soffermarsi troppo sulle sfumature, ma non è questo il caso. La colpa non è neppure della parte M/M: so che questo è il primo esperimento dell’autrice con il genere, e per assurdo risulta molto più credibile della parte M/F. Purtroppo, e a malincuore, non posso dare più di un arcobaleno. Spero tuttavia che questo non spinga l’autrice a mollare l’M/M, perché non era proprio quello il problema del racconto. E aggiungo una postilla, suggeritami da Bubbetta: a quanto pare la trama del racconto è simile a quella del film di Sex and the City, tra l’altro citato spesso da Davide che adora quella serie tv. Io non ho visto il film – e neppure la serie a essere onesta -, quindi non posso giudicare. Ma magari voi ne sapete di più! 1 arcobaleni

.Pinkie.

***

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2 thoughts on “Doppia recensione: “Splendido come il sole di Tulum” di Federica D’Ascani.

  1. Ragazze, mi spiace di non aver saluto nulla di questa doppia recensione prima! Ho letto entrambe e mi ha fatto piacere leggere ciò che per voi non era verosimile o calzante, si impara sempre dagli errori. Non pretendo di essere infallibile, ci mancherebbe, ma mi spiace se alcune dinamiche non sia stata in grado di spiegarle in maniera più incisiva (parlo soprattutto del rapporto tra Davide e Fanny che sono davvero legati e che hanno atteggiamenti differenti pur rimanendo innamorati “idealmente” l’uno dell’altra.) La trama con Sex and the city non c’entra nulla, Davide la cita spesso perché per me rimane una gran serie e punto fondamentale di molte donne e non solo, ma di punti in comunque non ce ne sono quasi per nulla. In ogni caso ho fatto tesoro di ogni cosa e prometto di fare del mio meglio per confezionare il prossimo you feel nel migliore dei modi (anche se non sarà M/M quindi per nulla pertinente al vostro blog :/ ) E… be’, non mollo l’MM semplicemente perché sto scrivendo una serie, ma decisamente più corposa, thriller/erotica… veri e propri romanzi che con questo non c’entrano nulla. Il discorso di You Feel è un po’ particolare e la brevità è un sua prerogativa, così come il connotato romance e la visione favolistica delle storie narrate. Insomma, ragazze, grazie mille e alla prossima (speriamo di raggiungere più arcobaleni, via! :v )

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