Doppia recensione in anteprima: “Duetto” di Eden Winters.

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TITOLO: Duetto
TITOLO ORIGINALE: Duet
AUTORE: Eden Winters
EDITORE: Dreamspinner Press

TRAMA:

I decreti di un conquistatore non possono separare Aillil Callaghan dal suo retaggio scozzese. Indossa con orgoglio il tartan del suo clan – ora proibito – aspettando il giorno in cui diventerà Laird, restaurando così il buon nome della sua famiglia e combattendo per liberare la Scozia dalla tirannia inglese. Un inglese nella sua casa? Un abominio! Eppure, il tutore che suo padre ha assunto per i suoi fratelli può avere qualcosa da insegnare anche all’erede dei Callaghan.

Il violinista e letterato Malcolm Byerly ha lasciato il Kent spinto dalla paura, cercando solo un impiego tranquillo, menti curiose a cui insegnare e un luogo ove mantenere celati i suoi segreti. Non sa che tra i suoi studenti vi sarà anche il fratello maggiore dei ragazzi – un barbaro che odia gli inglesi – e che il suo tartan rosso e verde nasconde un cuore affine. Il comune amore per la musica rompe le barriere tra due mondi.

Il padre di Aillil minaccia il loro amore, ma un pericolo più grande li divide. I due svaniscono nella leggenda.

Due secoli dopo, il violinista Billy Byerly arriva a Castle Callaghan e si sente stranamente a casa. Le leggende parlano di un Laird perduto che infesta il castello in attesa del ritorno del suo amante, ma Billy non crede alle leggende, ai fantasmi, o all’amore che dura oltre la vita.
Il Laird perduto, però, sa cosa gli appartiene.

.Attenzione spoiler.

LA RAINBOW OPINIONE:

Posso commentare solo con Awwwwwwwwww?
No? Perché è esattamente quello che ho provato per tutto il libro!
Ok, no, il primo capitolo è stato più un “Che? Iniziamo la storia con un disastro?” E invece poi ho capito che era l’unico modo in cui Malcolm avrebbe abbracciato il suo destino.
Si, lo so, ordine. Andiamo per gradi, i protagonisti:

Malcolm: insegnante, inglese, timido. Timido… Direi più facente parte, per volontà propria, della tappezzeria. Perché vedete, siamo nel 1758 e per quanto, ora come ora, ci sembri di vivere nel medioevo viste le opinioni di alcuni, non sarà mai come l’Inghilterra agli albori della rivoluzione industriale. Malcolm non si sente come gli altri, perché tutti gli altri insegnanti parlano di bordelli, di questa o quella donzella, mentre lui sogna di stringere corpi nerboruti? Cosa c’è di sbagliato in lui? E così, per carattere e per condizione sociale, preferisce soffocare i suoi istinti nella musica. Malcolm è un ottimo suonatore di violino, ma le sue melodie sono intrise di malinconia, tristezza, desiderio di cose irrealizzabili.

Aillil: è uno scozzese, fiero di esserlo. Nipote di uno dei laird più amati e rispettati e al tempo stesso figlio di un laird che ha ceduto all’invasore inglese. Tanto per capirci, ve lo ricordate William Wallace? Che non voleva cedere agli inglesi, non voleva che la sua nazione, sì, perché la Scozia era cosa a parte, è ancora cosa a parte se vogliamo essere sinceri, vedi Sean Connery… Cosa stavo dicendo? Ah, sì. Wallace, nazionalismo. Vedete, a quei tempi, quando gli inglesi volevano “ammaestrare le bestie” e rendere gli scozzesi al pari degli inglesi, avevano proibito ai suddetti barbari (solo a me viene in mente Abatantuono che fa Attila e che urla pappariiiii? Vabbè altra prova che non ci sto di capa, va tutto bene) di suonare il loro strumento tradizionale – la cornamusa –, di parlare la loro lingua, di indossare il tartan tradizionale. Ora, solo per questo motivo, io manderei a morte l’invasore. Voglio dire… Li avete visti gli uomini in kilt? Ecco, secondo me gli inglesi lo han fatto solo per invidia nera. Sono fuori tema dite? Si, giusto.
Torniamo ad Aillil. Come ho detto è uno scozzese fiero delle sue origini, figlio maggiore di 4, futuro laird del suo clan. Che non ha mai voluto sposarsi. Un William Wallace con la faccia pittata di rainbow.

Due personalità più agli antipodi, no? Eppure… Eppure come si dice gli opposti si attraggono. Oppure in fondo in fondo non erano così opposti.
Anche Aillil ha un animo romantico. Anche a lui piace suonare il violino. Ama incondizionatamente i fratelli minori e vorrebbe un mondo migliore per loro.
Malcolm d’altro canto ha il fuoco dentro. Non si deve mai giudicare qualcosa dalla confezione.

Non so se sia stata solo un’impressione mia, ma mi ha fatto venire in mente Jane Eyre per alcuni tratti caratteriali. Il burbero scontroso signore e il chiuso e remissivo dipendente. Solo che, come in Jane Eyre, vediamo che di remissivo la bruttina Jane non ha nulla e Mr. Rochester non è poi così malaccio!

La particolarità di questo libro dove sta, vi starete chiedendo. La particolarità è che è uno storico, con un tocco di fantasy e una puntatina nel presente.
E questo, a mio parere funziona. Perché vedete, gli storici di per sé sono belli, ma non sono fattibili. Vivere apertamente una relazione omosessuale non si poteva fare. Ve lo immaginate voi un capo clan, la sera, tornare a casa tra le braccia del proprio amante inglese? Appunto.

Quindi l’escamotage druido l’ho trovata una scelta azzeccata. Com’è azzeccato il mito tramandato di generazione in generazione. La conoscenza, soprattutto in antichità (e ricordatevi che erano le popolazioni del nord ad essere le meno evolute) veniva tramandata per via orale. E sono nate così le leggende

È un libro molto romantico, nella sua migliore accezione. Qui c’è l’amore che trionfa su tutto. Trionfa sugli ostacoli, sullo scorrere del tempo.
Se l’amore è IL vero amore questo sopravvivrà sopra tutto e tutti. Sarà infinito. Ed è questo tipo di amore che lega Aillil a Malcolm.

Che voto dò? 5 arcobaleni ben meritati!

5 arcobaleni

May the multicolor be with you

LA PINKIE OPINIONE:

S-P-E-T-T-A-C-O-L-A-R-E!
Esordisco con questa parola per un motivo, che vi vado a spiegare: questo romanzo è un mix di generi diversi, come un cocktail a medio-bassa gradazione erotica, con tanto di ombrellino. Inizia come un romanzo storico, una generosa spruzzata di romance, due terzi di paranormal, un terzo di time travel, e infine poche gocce di horror. Shakerato, non mescolato, perché James Bond non capisce un cavolo di drink! Il risultato avrebbe potuto essere facilmente una schifezza imbevibile, ma Eden Winters sa come servire un cocktail. O meglio, sa come creare una bella storia, con la giusta quantità di ogni sottogenere, senza che nessuno prevalga né risulti fastidioso.

Partiamo dall’inizio: abbiamo Malcom, inglese pel di carota, precettore e suonatore di violino – violino! Ricordate bene questa parte! – spaventato dalla propria omosessualità, o meglio da ciò che la società potrebbe fargli se lo vede in atteggiamenti intimi con un maschio.
Poi abbiamo Aillil – devo ancora capire come cavolo si pronunci, ma fa nulla – scozzese e fiero di esserlo. Fin troppo forse: il confine che separa l’orgoglio patriottico dalla becera stupidità è sottile, e Aillil lo travolge ogni venti secondi circa. Con un carrarmato!
Siamo infatti negli anni successivi la battaglia di Culloden (che Wikipedia mi informa sia accaduta il 16 aprile 1746), e se da un lato gli omosessuali sono ancora visti come sodomiti e peccatori, dall’altro la legge inglese ha vietato il tartan, il gaelico e le cornamuse. La cosa sembra non toccare Aillil, che gira vestito in un modo che neanche William Wallace sul campo di battaglia, ma vabbè.
Il padre di Aillil – traditore della sua patria, e stronzo innato – assume Malcom come insegnante per i propri figli minori, e naturalmente Aillil va fuori di testa. Non può sopportare un sudicio inglese nella propria casa, e accusa Malcom di qualsiasi crimine, dal furto alla pedofilia. Grazie al cielo all’epoca non si parlava di riscaldamento globale, altrimenti l’avrebbe accusato pure di quello!
Ma poi Aillil ascolta Malcom suonare – e lo vede anche salvare il fratello Neil da uno stupro – e non solo si ricrede sull’inglese, ma se ne innamora. Dal canto suo come può Malcom resistere a cotanta manzitudine scozzese? La loro storia sboccia come le note che nascono dai loro violini gemelli, e dura quanto una canzone: Malcom muore.

COME SAREBBE A DIRE CHE MUORE?
Avete strillato anche voi, vero? Ebbene sì, Malcom tira le cuoia, ma la Scozia è una terra magica, ed ecco che grazie a una druida Aillil trova il modo di attendere la venuta della reincarnazione di Malcom.
Il povero Aillil aspetta secoli e secoli, il Laird perduto del clan Callaghan che suona il proprio volino ogni volta che una nuova versione di Malcom mette piede in Scozia. E lo fa anche spesso, peccato che ogni volta ci rimetta la pelle. E pure male! Ha parecchia sfiga il povero Malcom.

Ma poi arriva William “Billy” Malcom Byerly, violinista di professione, che con uno stratagemma del proprio manager – ultimo erede Callaghan – mette piede nel castello del Laird perduto. Di più non vi dico, e con tutta la sfiga che hanno questi due non è detto che riescano a ritrovarsi attraverso le nebbie del tempo…

Come ho detto, il perfetto mix dei generi più disparati, senza mai strafare. L’unica pecca – perché io ne trovo sempre una – è dovuta ai personaggi marginali. E non parlo dei personaggi secondari, come il padre di Aillil o suo fratello Neil – la versione con più sale in zucca di Aillil, con spirito patriottico e cervello. Parlo di quei personaggi che compaiono di sfuggita, per non più di tre secondi, e di cui la Winters ci racconta vita, morte e miracoli. Purtroppo alla lunga la cosa è dispersiva, e ci si tende a confondere fra le mille comparsate.
Nonostante questo però, 4 arcobaleni e mezzo, perché in tanti anni mi è capitato solo un altro romanzo che riuscisse a destreggiarsi fra generi così diversi senza scadere nell’assurdo.4,5 arcobaleni

Pinkie

***

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