RainbowP ci parla della serie “Adrien English” di Josh Lanyon. (parte 1)

ombre-fatali-200x300TITOLO: Ombre fatali

TITOLO ORIGINALE: Fatal Shadows

SERIE: Adrien English

AUTORE: Josh Lanyon

CASA EDITRICE: Triskell

SERIE: Adrien English Vol 1

SINOSSI:

 Nessuno ama i lunedì mattina, ma per Adrien English, libraio e aspirante giallista, la giornata si trasforma in un autentico incubo quando due investigatori della omicidi bussano alla sua porta per informarlo che Robert, suo impiegato e amico dai tempi del liceo, è stato trovato accoltellato in un vicolo.

Incredulo e sconvolto, Adrien si troverà a fare i conti con un cuore malandato, i sospetti della polizia, le attenzioni ossessive e inquietanti di uno stalker che potrebbe anche essere l’assassino di Robert, e Jake Riordan, il ruvido ma attraente detective assegnato al caso.

Riuscirà Adrien a trovare il vero colpevole senza mettere a repentaglio la sua vita… e il suo cuore?

LA RAINBOW OPINIONE:

 Mi piace Lanyon. Mi piace come scrive, mi piacciono le sue storie, i personaggi e mi piace soprattutto che i suoi libri non possono essere definiti solo come M/M. Anzi, secondo me sono gialli. Quei gialli della vecchia scuola, quelli dove la scienza e le tecniche forensi non la facevano da padrone, quando tutto si basava sulla ricerca di prove tramite indagine, fortuna e deduzione; solo che nei suoi libri la ‘Damsel in Distress’ è un uomo.

E nel caso di questa serie – che a quanto ho visto è composta da 5 libri – il protagonista è uno dei miei personaggi preferiti in assoluto.

Adrien – con la ‘e’ – English. Adrien al primo incontro con la sua nemesi, viene subito tacciato di essere omosessuale.

Occhi blu, capelli scuri un po’ lunghi, un viso pallido e scavato. C’era forse qualcosa nella mia ascendenza anglonormanna che urlava “finocchio”?

Magari Riordan era dotato di una sorta di gay radar per smascherare quelli come me. Oppure c’era una lista di caratteristiche che permetteva ai ragazzi etero di identificarci. Come quegli articoli su “Come riconoscere un omosessuale” che circolavano negli scintillanti anni ’60.

Adrien la tiene attaccata al frigorifero una guida simile con evidenziati i punti salienti (a me ha fatto molto ridere ed è anche indice della fine e arguta ironia di Adrien). Siete curiosi di saperli vero… no no no. Leggetevi il libro e lo scoprirete!

Breve descrizione di Adrien – è importante per capirne il carattere – prima di proseguire. A 21 anni entra in possesso di una parte del cospicuo fondo fiduciario (l’altra metà al compimento dei temibili anta) lasciatogli in eredità dalla nonna paterna. Non avrebbe bisogno di lavorare, invece che fa? Investe il suo denaro in un macilento e fatiscente vecchio hotel degli anni ’30 e lo trasforma – dopo molti sacrifici, e dopo aver sperimentato sulla propria pelle che l’atmosfera noir e fumosa non è indice di buono stato della struttura dell’edificio – in abitazione e nella sua attività: una libreria. Di soli gialli. Gialli classici nuovi ed usati, con la più vasta selezione di romanzi polizieschi gotici e a tematica gay di Los Angeles.

Vive solo, l’ex compagno Mel ha preferito mollarlo e mettere 600 chilometri tra loro. Il motivo della rottura? Non si sa, ma ho come l’impressione che se ne parlerà nei prossimi volumi…

Poi c’è la madre di Adrien, ex ballerina del Royal Ballet, che dopo essere rimasta vedova non si è mai risposata e ha dedicato tempo ed energie per il figlio. Sì, esatto, sinonimo di “lo ha sempre tenuto in una gabbia dorata”. Figuratevi che poi, da adolescente, Adrien ha sofferto di una febbre reumatica che lo ha isolato – ancora di più – dai suoi coetanei e lo ha lasciato con un cronico e grave problema cardiaco.

Dire che la madre accetti la vita solitaria di Adrien è un eufemismo. È un tipo solitario e solo, sia per scelta che per necessità. Adrien è abituato alla solitudine, è stato solo per la maggior parte della propria vita a causa della sua precaria condizione fisica, ma ha una cerchia di amici – dovuto al gruppo di scrittura che si riunisce ogni martedì nella sua libreria – sempre presenti e un lavoro soddisfacente e che lo tiene parecchio impegnato. Talmente impegnato che, quando il miglior amico dei tempi del liceo lo chiama e gli chiede asilo visto che ha appena divorziato e deve cambiare aria, lo accoglie subito, grato di poter riavere Robert con sé e di avere un valido aiuto. Peccato che Robert – che ha divorziato perché ha confessato alla moglie di essere gay – sia un pessimo impiegato e che passi tutto il tempo lavorativo a non far nulla e tutte le notti a recuperare il tempo perso cercando di entrare nei pantaloni di più uomini possibili.

Ma Robert ha un “pregio”. È grazie al suo omicidio che Adrien conoscerà il co-protagonista più esasperante della storia: il detective Jake Riordan.

Vi giuro, Jake mi manda ai pazzi. Appena l’ho conosciuto ho pensato “ah, perfetto! Un omofobo del menga! Pieno di pregiudizi e preconcetti” perché, da subito, vede Adrien come una fatina isterica che ha ammazzato il suo ex perché se la faceva con chiunque. Lo tratta con sufficienza, condiscendenza e pure come se fosse un povero cretino imbecille. L’ho odiato. Ma il peggio viene dopo, perché si scopre – grazie a Claude, che a mio avviso era un pazzoide con il gusto poetico dell’orrido – che al detective piace la pelle e la scena BDSM gay. Uno talmente tanto nascosto nello sgabuzzino che è serenamente arrivato a Narnia (lo so, è rubata da un altro libro, shhhh e fate finta di nulla, uffa!). Ma il buon vecchio Jake non può rinnegare la sua natura e Adrien è come il miele per il suo orso. Gli sta sempre appiccicato anche se lo tratta male perché lo biasima (a lui!) per quell’attrazione.

L’errore di Jake è quello di aver sottovalutato Adrien. Perché questi non è uno sprovveduto o una fatina isterica e incarognita perché mollata. Adrien ha una corazza dura, una tenacia, una

forza e una resistenza senza pari. Nonché un amore per il mistero che lo porta a indagare (e lo mette nei casini) sull’omicidio dell’amico. È grazie ad Adrien che, alla fine, scopriamo l’assassino. Solo grazie a lui.

Ma dico, scherzate vero? Non vorrete mica che vi dica qualcos’altro sulla storia vero? Non esiste! Non farò la parte di quello – bastardo – che esce dal cinema dopo aver visto “Il sesto senso” e, parlando chissà come mai a voce un po’ più alta del solito con i compagni di visione, “Ohhhhh! Io avevo capito subito che Bruce Willis era…” CENSORED! Se lo faceva a me giuro che l’avrei rincorso e fatto arrivare a Hollywood a suon di calci!

Non c’è una storia d’amore in questo libro. Jake non ha la folgorazione e non vede la luce giusto in tempo per innamorarsi follemente di Adrien. Niente di tutto ciò. C’è solo un abbozzo di quello che, forse se si leva la testa dal fondo del suo corpo, ci potrà mai essere. C’è una speranza. Un qualcosa che vedremo nei prossimi libri.

Che voto dò a questo libro? Sfortunatamente per lui lo sto recensendo dopo aver letto anche il seguito “Una cosa pericolosa” (a breve avrete anche la recensione di questo, stay tuned) quindi si merita 3 arcobaleni e mezzo. Perché è il primo, perché è servito a farci conoscere i personaggi, perché è un grande preambolo. È come se fosse un racconto un po’ lungo, ma non autoconclusivo. Però io AMO Adrien e non vedo l’ora di leggere i prossimi!

3,5 arcobaleni

May the multicolor be with you

PS: A breve sarà disponibile l’opinione di RainbowP anche sul secondo volume della serie.

***

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