RainbowRecensione: “Liberato” di Aleksandr Voinov.

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Titolo: Liberato

Titolo originale: Deliverance

Autore: Aleksandr Voinov

Traduttore: Martina Nealli

Lunghezza: 24 pagine

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Cavaliere imbattuto nei tornei e un tempo noto come “Leone di Kent”, William Raven si è unito alle file dei Templari in Terra Santa per sfuggire al passato e ai complotti dei suoi nemici. Chiamato a proteggere i pellegrini sulla via di Gerusalemme, qui si imbatte in Guy de Metz, suo amante del passato. Ma Guy non è più il damerino di allora.

Guy de Metz è riuscito a domare il famoso Leone, ma non a impedirne la fuga. Allontanato dalle voci e dagli intrighi, William finì per abbandonarlo senza l’ombra di un rimorso. Ora, dopo anni, l’uomo dichiara di aver dedicato la sua vita a Dio e Dio soltanto, ma Guy crede che nel cuore di William vi siano ancora la stessa fierezza e lo stesso orgoglio che conosceva lui, ed è deciso a dimostrarlo.

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Questo è un libro particolare per una serie di motivi. Innanzitutto perché è un racconto breve, sono una ventina di pagine (dipende sempre dal vostro e-reader, io mi baso sul mio fedele iPad), poi perché non è come le solite short a cui siamo abituati.

Non è, per dire, un romanzo condensato. Non è nemmeno un breve spaccato delle vite dei protagonisti. O meglio, è uno spaccato delle loro vite, ma non sappiamo dove questo spaccato porti. E questo rende il racconto ancora più bello.

Poi c’è l’ambientazione inusuale. È ambientato nel passato, ma non quello a noi più vicino o quello più, letterariamente parlando, più abusato e cioè il periodo regency. Non è nemmeno ambientato nel periodo più favorevole all’omosessualità e cioè nella Grecia antica o durante l’impero romano. No, è ambientato nel periodo peggiore, nell’era più buia dell’umanità. Quella da cui, a volte, sembra che non siamo ancora usciti. Il medioevo. E più precisamente siamo da qualche parte in terra santa, a combattere contro le armate del Saladino. Sì, il nostro protagonista è un templare.

Strana scelta di ambientazione e di personaggio, vero? Sì, ma anche no.

L’ho trovata perfetta. Perfetta perché essere un templare comporta una serie di regole e comportamenti. Perfetta perché il medioevo usciva da millenni di impero romano, di libertà sessuali. Quello che poco prima era non solo lecito, ma anche ben visto, è poi diventato immorale, illecito e deprecabile. Perfetto per essere la perfetta (la ridondanza fatta frase) metafora delle paure e delle aspettative di un qualsiasi omosessuale.

Perché? Analizziamo i fatti.

William si unisce ai cavalieri templari, un ordine monastico. Come tutti gli ordini monastici i convitti dovrebbero (il condizionale, soprattutto visti i recenti casi ecclesiastici, è d’obbligo) mantenere la castità, la povertà e l’obbedienza. Devono essere devoti a Dio e a lui soltanto. Non è importante chi fossero o cosa avessero fatto in precedenza: conta solo cosa diventano quando prendono gli ordini.

E William ha preso i voti molto seriamente. Sono sei anni, da quando ha deciso di abbandonare la vita precedente, che non sente nessuna pulsione della carne, per nessuno. Quello che fa è combattere. Finché non si imbattono in un gruppo di pellegrini e in un pellegrino in particolare. Guy. Il suo ex amante Guy. L’uomo che gli faceva battere il cuore, quello da cui è scappato.

Guy è l’esatto contrario di ciò che William è ora. Quell’uomo è una polveriera. Il fuoco che gli illumina lo sguardo quando riconosce William non è passione. È rabbia. È odio. È lo sguardo ferito di un amante abbandonato e che non capisce come il suo amante, il suo amore, possa aver rinunciato a lui, a loro. E glielo dimostra, colpo su colpo. Ma Guy conosce William, sa, o meglio, spera, che le braci del loro amore non siano sopite.

Perché l’ho definita una metafora dell’essere gay oggi? Per questa frase:

«Oh, li conosco i riti dei Templari. Me ne ha parlato il tuo maestro. Ti chiedono se c’è qualcuno che può rivendicare diritti su di te. E se è così, non puoi unirti all’ordine. Tu non sarai sposato, non sarai ricercato per omicidio, e non sarai in debito con nessuno… ma che mi dici dell’impegno preso con me?» Guy scoprì i denti. «Vale meno di un debito non pagato?»

Vale veramente così poco l’amore tra due persone dello stesso sesso, solo perché il mondo non lo riconosce come tale? È giusto pensare che una moglie possa rivendicare diritti sul marito, mentre due persone dello stesso sesso, che magari hanno una relazione monogama più lunga e più soddisfacente dei suddetti etero, non possono farlo?

La risposta? Ovvio che no! Certo che ora la risposta è no, com’è ovvio che aveva ragione Guy qualcosa come mille anni fa.

È un racconto, breve oltretutto, e come tale vale sempre la frase “sì ma io voglio che sia più lungo!”. È ben scritto, è coinvolgente, in poche pagine riesce a delineare alla perfezione personaggi, ambientazione e storia.

Vorrei che venisse preso e ampliato? Un lato di me – quello a cui le short stanno strette – sta urlando “sììììììì!” a pieni polmoni; l’altro lato, quello che sa riconoscere una cosa bella e perfetta così com’è invece urla “no!!!” per paura di rovinare ciò che considera già perfetto.

Voto finale 5 arcobaleni!

5 arcobaleni

May the multicolor be with you

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