TRE GIORNI ITALIANI. Recensione: “Perfect strangers” di Runny Magma.

Inauguriamo i “TRE GIORNI ITALIANI”  con “Perfect Strangers” di Runny Magma. Questi tre giorni sono la nostra speranza che il mondo del Romance M/M, in Italia, cresca ancora di più.

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TITOLO: Perfect strangers

AUTORE: Runny Magma

CASA EDITRICE: Autopubblicato

USCITA: 07 settembre 2015

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Un gay musical. Una metal band. E due uomini più simili di quello che pensano…

Una compagnia teatrale sta allestendo uno spettacolo che racconta in musica una storia d’amore tra due ragazzi. Andrea, in qualità di regista e interprete, ci sta mettendo tutto se stesso, anche perché potrebbe trattarsi dell’occasione giusta per continuare a fantasticare su Samuele, il rocker piovuto nella compagnia solo per migliorare l’interpretazione e la presenza sul palco. I due mondi appaiono lontanissimi. Samuele non solo è rozzo e scontroso, ma pure sciupa femmine. E questo dovrebbe togliere ogni speranza ad Andrea, se non fosse che Samuele comincia a provare un certo gusto nello studiarsi la parte…

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Andrea è il regista di un’associazione teatrale che sta preparando un musical i cui protagonisti sono una coppia omosessuale. Samuele è, assieme ad Andrea, uno dei protagonisti dello spettacolo: rocker bello e dannato, classico bevitore incallito e sciupa femmine, è anche l’oggetto del desiderio di Andrea. Proprio per questo Andrea ha inserito nello spettacolo una scena in cui i due protagonisti si baciano, con l’unico scopo di poter avere una piccola soddisfazione nella sua impossibile cotta per Samuele. Quest’ultimo, ovviamente, non solo non è felice di recitare la scena, ma sembra anche aver capito quello che c’è sotto.

Una “prova privata” a casa della nonnina squisitamente furba di Samuele – e, secondo me, personaggio migliore del libro – darà uno scossone alle certezze che questi pensava di avere. E peggiora l’infatuazione di Andrea. Ma mentre cresce il rapporto di amicizia tra i due, crescono anche i dubbi di Samuele e la rassegnazione di Andrea.

Due mondi apparentemente diversi che si avvicinano e si sconvolgono a vicenda.

Una storia che può sembrare banale, forse lo è, ma che funziona. O meglio, funzionerebbe se la narrazione non fosse così… bizzarra?

Mi spiego: come in Mascarado, che ho letto di recente e di cui alcuni personaggi ritroviamo in Perfect strangers, l’autrice divaga spesso nei pensieri dei personaggi, ma lo fa a tal punto da non far capire al lettore di cosa si sta effettivamente parlando. I discorsi sono davvero troppo arzigogolati e si perde il filo del discorso; discorso che risulta spesso difficile da capire anche a causa dell’eccessivo uso di espressioni dialettali.

Certo, nei dialoghi vanno bene. La storia è ambientata appunto in Toscana e ci si aspetta che una nonnina molto in là con gli anni parli in dialetto, ma nella narrazione è del tutto fuori luogo. Anche un lettore piemontese o siciliano o laziale deve capire quello di cui si sta parlando. La narrazione deve essere in italiano corretto, a meno che l’autore non sia Camilleri: solo lui può permetterselo senza sembrare pretenzioso o, peggio ancora, un cattivo conoscitore della lingua italiana. Dopo aver fatto leggere il libro ad un’amica toscana ho avuto la conferma che non sono sono io a non capire alcune cose che l’autrice scrive.

Doveva continuare a non porsene a sua volta, credendo in quell’apparente ingenuità, o poteva illudersi uno zinzillino?

Il dialetto non è l’unico problema. Spesso l’autrice fa uso di espressioni piuttosto stravaganti: due esempi sono “ora che sei singolo” invece di single, e la ragazza che viene “spiaccicata nel muro” invece che sbattuta contro il muro – non vi dico l’immagine che si è creata nella mia mente, che farebbe felice qualunque fisico quantistico.

«Fatemi stare in mezzo!» La tipa con le tette da urlo si piantò con un braccio intorno alla vita del compagno e uno addosso ad Andrea. «Certo, ora che sei singolo potresti venire ogni tanto a fare due salti a casa nostra…»

Non le aveva dato il tempo di entrare che l’aveva spiaccicata nel muro con foga senza nemmeno guardarla in faccia.

«Ma non importa che sia tanto puntuale» sbottò Paolo, smanacciando dalla sua piccolezza verso Gianluca che stava provando il trucco di scena su uno dei ragazzi.

Ma passiamo ai personaggi: trovo che non siano stati caratterizzati a dovere, almeno Samuele. Di Andrea sappiamo che la madre è morta, che non ha un buon rapporto col padre, il quale però di quando in quando si trasforma nel padre dell’anno e gli regala un sacco di soldi, e che vive da solo assieme alla sua inguaribile sindrome della crocerossina che a quanto pare continua a perseguitarlo anche dopo la rottura con l’ex alcolizzato. Ex che compare di punto in bianco in modo piuttosto assurdo, ma che alla fine si rivela la manna del cielo per i due protagonisti, nonostante rimanga un personaggio abbastanza ambiguo. Di Samuele sappiamo ben poco, se non che vive con la nonna, suona in un gruppo rock e non sa tenerselo nei pantaloni.

Per tutti questi motivi non mi sento di dare a Perfect Strangers più di un arcobaleno e mezzo. Non credo di poter essere più generosa con un libro la cui storia di per sé è carina, ma che non riesco ad apprezzare senza un dizionario tosco-italiano alla mano.

1,5 arcobaleniCinderella

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