RainbowRecensione in anteprima: “Bob il distruttore di guinzagli” di Sue Brown.

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DATA DI PUBBLICAZIONE 5 NOVEMBRE

Titolo: Bob il distruttore di guinzagli

Titolo originale: Bob the Destroyer of Leads

Serie: Lyon Road Vets #2

Autore: Sue Brown

Traduttore: Victor Millais

Casa editrice: Triskell

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Bob è un beagle con un gran brutto carattere. Mangia ogni guinzaglio acquistato dal suo disperato padrone, Will Duffy. Un attimo prima gli sta passeggiando accanto e l’attimo dopo sta correndo libero e trionfante lungo la strada, con Will che lo rincorre.

Questo è solo un gioco per Bob fino al giorno in cui, strappando il decimo guinzaglio, viene investito dall’auto di Lawrence Taylor. Lo scontro gli fa perdere conoscenza e lo lascia con la zampa posteriore rotta. Will deve chiedere a Lawrence un passaggio dal veterinario e sopportare che l’uomo lo rimproveri fino a destinazione. E cosa ancora peggiore, Will scopre che Lawrence è un addestratore di cani!

Bob viene ingessato ed è costretto a indossare il cono della vergogna. Naturalmente, Lawrence pensa che tutto ciò di cui Will e Bob necessitano siano alcune ore di addestramento, se non fosse che Bob non ha ancora incontrato un addestratore che non è riuscito a fare desistere. Lawrence ce la farà a portare a termine il lavoro?

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Premetto che di secondo nome faccio stordita. Ma non mi ero nemmeno resa conto che questo fosse il secondo libro della serie. Quando sono apparsi dei nomi a me noti, tipo Evan, il compagno Peter che aveva un cane morto da poco che si chiamava Harry mi si è accesa una lampadina. Eh lo so, essere sveglia non è uno dei miei molteplici doni.

Ho specificato che fa parte di quella serie perché il modo di raccontare la storia è simile. Sfrutta il rapporto umani/animale per raccontare la storia. Solo che in questo il protagonista mi piace di più. È più nelle mie corde. E se avete letto una qualunque delle mie recensioni (siete dei pazzi lasciatevelo dire) sapete qual è il mio tipo: asociale, problematico, timido e con enormi problemi relazionali e di ansia. Will non mi delude minimamente.

A 17 anni Will è stato coinvolto in un incidente automobilistico con i genitori, loro sono morti mentre lui, una volta uscito dal coma, oltre a essere rimasto solo al mondo, non si ricordava più nulla dell’incidente e poco gli era rimasto della sua vita precedente. Non uso queste parole a caso, perché Will da quel momento in poi smette di essere il ragazzo popolare che era per diventare un’ombra. Will smette completamente di vivere, non esce di casa, allontana tutte le persone che gli erano vicine prima tranne l’anziana vicina di casa. Almeno finché un giorno, spinto dall’analista a comprarsi un gatto, sbagliando va al Battersea e si innamora di un iperattivo beagle di 4 settimane. Bob, detto il distruttore di guinzagli perché ne fa fuori uno ogni tot settimane.

La storia inizia così, con Bob che spezza l’ennesimo guinzaglio e scappa all’inseguimento del gatto dell’anziana vicina, quando viene investito. Da un addestratore di cani autoritario, prepotente e che mette subito Will sulla graticola.

Mi è piaciuto subito Lawrence? No, per niente. Come non sono impazzita per Evan e Peter. Anzi, direi che l’accoppiata Lawrence – Evan è stata alquanto fastidiosa. Peter ha sempre cercato di mediare, a volte riuscendoci a volte no. Non state capendo nulla? Da subito e con subito intendo 2 nano secondi dopo aver messo sotto Bob fratturandogli una zampa e procurandogli un tot di escoriazioni, Lawrie, senza manco chiedere nulla a Will, prende in mano la situazione è vuole portare lui Bob dal veterinario. Quando sono lì Evan e Lawrie parlano di Bob come se non fosse il cane di Will, ma il loro. E la cosa mi ha mandata in bestia. Solo perché una persona è estremamente emotiva, non sa gestire bene le situazioni e va un po’ in shock non significa che sia un completo incapace e che tu, estraneo nonché azzoppatore di beagle, debba prendere il comando.

Come ho già specificato all’inizio, questa serie si basa molto sul rapporto umano – animale, quindi anche il rapporto Will – Lawrie passa attraverso il rapporto Will – Bob e Lawrie – Bob. Cosa che io considero il limite del libro. È carino, ben scritto, ma manca quel non so che. Si, Will parla con Lawrence, gli racconta cosa l’incidente e la morte dei genitori hanno provocato nella sua psiche, gli spiega perché non vuole relazioni con nessuno e perché non ne ha avute finora, gli dice che è abituato a far le cose da solo e che la sua vita è solitudine, ma o Lawrence fa il finto tonto o proprio se ne frega. Altrimenti non si spiega questa sua mania di mettersi in mezzo e di prendere arbitrarie decisioni scavalcando Will e incavolandosi poi quando Will, in un raro momento di “tiro fuori gli attributi”, si impone.

D’accordo, forse Lawrence non mi piace molto, o forse non è stato ben tratteggiato come personaggio. Trovo che sia stato un po’ troppo rimarcato il suo lato da addestratore paziente di casi impossibili e poco il lato umano. Perché, se è paziente con i cani – e lo dice lui che lo è, da quel che ho visto io non è poi così zen – non lo è con gli uomini. Conosce i problemi di Will eppure continua a prevaricarlo e a incavolarsi quando Will si smarca.

Forse è questo che mi ha ‘disturbato’ di più del libro. Che Will sia ben descritto e che tutto di lui sia messo sul piatto, mentre Lawrence appare come una specie di cavalier imponente che fa e decide tutto non mostrando mai nulla di sé. O almeno, io non ho percepito nulla. Molto probabilmente è un limite mio. Anche la storia tra Will e Lawrence l’ho trovata frettolosa perché l’attenzione era parecchio focalizzata su Bob e sulla sua guarigione.

Ripeto, il libro è carino, si legge bene, non è mai né pesante né melenso, ma io avrei preferito un maggiore approfondimento dei caratteri e dei dialoghi.

Per questo motivo il mio voto finale è di 3 arcobaleni e mezzo

3,5 arcobaleni

May the multicolor be with you

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