RainbowRecensione in anteprima: “Una raffinata trasgressione” di K.J. Charles.

12316141_897110503691749_1101047210349370899_nDATA DI PUBBLICAZIONE 4 DICEMBRE

Titolo: Una raffinata trasgressione

Titolo Originale: A Fashionable Indulgence

Serie: Consorzio di gentiluomini #1

Autore: K. J. Charles

Traduttrice: Claudia Milani

Casa editrice: Triskell Edizioni.

 

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Quando apprende di essere l’erede di un’inaspettata fortuna, Harry Vane rinnega il suo passato radicale a favore delle riforme governative e decide di corteggiare la graziosa cugina. Il suo cuore viene però catturato dall’uomo più bello ed elegante che abbia mai incontrato: il dandy che ha il compito di istruirlo nelle buone maniere e nello stile che gli consentiranno di fare il suo ingresso in Società. Il nuovo ruolo che si trova a rivestire richiede conformità, ma Harry non desidera altro che assaggiare il paio di labbra sbagliate.

Dopo aver assistito in prima persona agli orrori di Waterloo, Julius Norreys ha cercato rifugio dietro la maschera raffinata dell’alta società. Ora si interessa unicamente del taglio della propria giacca e della qualità dei propri stivali. Tuttavia, il suo pupillo è talmente scevro dal suo cinismo che gli ispir.a la prima vera scintilla di desiderio da molti anni a quella parte. Julius non può proteggere Harry dalle peggiori intemperanze della società, ma insieme possono sopportare il prezzo della passione

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Questo libro è stata una sorpresa. Tra di noi del blog, tempo fa, addirittura molto prima che ci esistesse il blog, si aveva coniato un modo di dire per i libri che partivano bene, ma non finivano come volevamo – rubando tra l’altro l’espressione a Massimo Troisi. Questo modo di dire era: “pensavo fosse amore… E invece era un calesse”. Prima ancora di iniziare a leggere questo romanzo pensavo fosse un calesse. E invece è proprio amore!

Ci troviamo nell’epoca Regency. Siamo al dopo Lord Brummel, quando lui aveva già lasciato l’Inghilterra, ma i suoi dettami sono vivi, vegeti e assolutamente in voga. La sodomia è un reato, l’alta società passa il suo tempo tra balli, stagioni, club e passeggiate a Hyde Park.

Ma la vita non è tutta qui. Non siamo in un romanzo di Jane Austen – per quanto io la ami incondizionatamente. No, qui vediamo e viviamo l’altro lato del Regency: in Europa impazza Napoleone, c’è stata la mattanza di Waterloo, il divario tra nobiltà e classe lavoratrice non potrebbe essere più marcato.

È in questa società che nasce e cresce Harry. Suo padre faceva parte di una famiglia nobile inglese che ha abbandonato tutto – soldi, potere, agi – per una moglie di classe inferiore e con idee radicali. Oggi quelle idee radicali le definiremmo opinioni politiche, ma si sa, nel 1800 una donna non era tenuta ad avere idee di alcun genere, figuriamoci politiche.

Harry, suo malgrado, respira sentimenti anti-nobiliari tutto il giorno, è con i genitori quando fomentano le rivolte di strada, è con loro quando stampano volantini illegali che inneggiano alla rivoluzione, deve fuggire, a soli 12 anni, dall’Inghilterra perché su di lui pende un’accusa di omicidio a causa di una manifestazione finita male. La paura di finire frustato, arrestato, condannato è la compagna di tutti i giorni. A questa si aggiungono poi la fame e l’accattonaggio quando, a diciasette anni, si ritrova solo in terra straniera perché i genitori sono morti di colera. E se ne ritorna in patria, da Silas, compagno “radicale” dei genitori che continua la loro attività di sommossa. Per tutti hanno una piccola libreria che stampa e vende libri, ma in realtà, in cantina, creano, stampano e distribuiscono materiale sovversivo. Harry odia tutto questo. Lo odia tremendamente. Vorrebbe avere un tetto sopra la testa, degli abiti eleganti addosso e la pancia piena. Non ha mai voluto essere un fomentatore, non vuole vivere con la paura. Maledice ogni giorno la sua vita da radicale, fino a quando le sue preghiere vengono esaudite.

Un giorno, alla libreria, arriva Sir Richard, che dice a Harry di essere suo cugino e che il nonno, rimasto senza nessun parente prossimo in vita a parte una nipote, ma è donna – cosa se ne fa di una donna per portare avanti il nome dei Vane? -, lo reclama come erede.

Harry è al settimo cielo! Finalmente potrà avere quello che ha sempre desiderato. Viene presentato ai Riccardiani, la cerchia stretta di amici di Lord Richard. Amici che si guardano le spalle a vicenda, amici accomunati da una caratteristica. Sono loro – e nello specifico uno su tutti – che aiuteranno Harry a diventare un gentiluomo, svestendo i panni di lavoratore con i calli sulle mani per ricoprirsi di fini stoffe dai colori e dai ricami più disparati. Per diventare un dandy.

E Julius è l’epitome del dandy. Dove gli altri vestono colori monotoni e fantasie a dir poco tristi, lui osa. Osa nei colori, nelle fantasie dei panciotti. Oggi come oggi lo potremmo definire una fashion victim. A primo impatto sembra che a Julius non interessi nulla al di fuori della moda. Julius vive per le cavalcate mattutine, per trovare il giusto abbinamento nel vestire e per le serate al club coi Riccardiani.

Ma Julius non è minimamente ciò che sembra.

Anche se Harry è il protagonista di questa storia, io ho adorato Julius. Un uomo che ha chiuso il suo cuore a doppia mandata, che lo ha nascosto così in profondità che sembra che niente e nessuno possa toccarlo. È una persona che ha sofferto, che ha amato e da un giorno all’altro si è ritrovato solo e se ne incolpa. No, non sto parlando di un amante abbandonato. Julius ha perso la persona per lui più importante è da quel momento, anche inconsciamente, ha smesso di vivere e soprattutto di amare.

Per Julius, Harry è una ventata di aria fresca. È sempre felice, ha quella gioia di vivere che a lui manca da tanto tempo e ne è attratto come una falena col fuoco.

Mi è piaciuto molto l’evolversi della storia tra i due, perché abbiamo assistito alla caduta di tutti i muri eretti da Julius. Lui non baciava, odiava un simile contatto fisico, anche se omosessuale non aveva mai indugiato in chissà che piaceri della carne (Harry è stata la sua prima esperienza soddisfacente di rapporto sessuale completo, dopo l’unica infausta prova ai tempi di Eton senza nessun tipo di aiuto scivoloso). Harry gli farà capire e scoprire il significato di darsi a qualcuno, di tenere a qualcuno più che a te stesso e ad amarlo incondizionatamente.

Julius dal canto suo, non insegna solo a Harry come vestirsi: lo aiuta a venire a patti con le sue due nature. Da un lato il desiderio di una vita agiata e dall’altro non riesce a non inalberarsi davanti alle ingiustizie, soprattutto quando i nobili continuano a chiedere la testa di tutti quelli che rivendicano la possibilità di avere dei diritti. Julius lo calma, lo fa ragionare, ed è colui su cui Harry sa di potersi appoggiare. Finalmente nella sua vita ha qualcuno che pensa a lui e gli guarda le spalle.

Non è una storia di spie, insurrezionalisti e rivoluzionari. Non sono Le Miserables in chiave M/M, però non è nemmeno un tipico romanzo Regency. Qui non assistiamo a tediosi balli, alla presentazione in società, non vengono descritti nei minimi particolari gli abbigliamenti femminili. Il periodo storico e la società sono stati usati come espedienti per parlare delle differenze tra classi, di come l’alta società inglese fosse chiusa dietro a regole ferree e dietro alla paura di finire come i reali francesi. Ci fa vedere come l’impressione che gli altri hanno su di noi sia ben più importante di cosa noi siamo, sentiamo e vogliamo. Esempio lampante ne è il rapporto tra Harry e il nonno Gideon.

Mi è piaciuta molto anche l’unica figura femminile del romanzo, Verona. Una donna costretta a un certo tipo di vita e a subire le altrui scelte. Ma che non si dispera, non cede al volere degli altri senza lottare e soprattutto che rimane fedele a se stessa e alle persone amate. Mi è piaciuto molto il rapporto iniziale tra lei e Harry, quel suo trattarlo come spazzatura ma sempre con parole gentili e con il sorriso. Come si sia poi trasformata – una volta saputo che Harry non voleva sposarla, tanto quanto lei non voleva lui – in un’amica fidata e con idee ribelli. Ma questo forse è stata colpa di Harry e del libro “Il grido di battaglia” scritto dalla madre e che parlava di emancipazione femminile.

Vorrei soffermarmi infine sul gruppo, i Riccardiani.

Come potrete aver intuito, sono un gruppo di omosessuali, ognuno con i propri problemi di conflitto e accettazione che si coprono le spalle a vicenda e che, “quando non ci vedono più dalla fame”, si danno una mano tra di loro (doppio senso assolutamente voluto).

Quello che mi intriga di più è Lord Richard. Una persona seria, austera, a tratti moralista, che crede fermamente che sia abominevole il tradimento e che non si lascia andare mai, anche se si è capito che brama qualcuno; ma le catene della decenza, della classe sociale che lui stesso tiene così strette lo stanno soffocando.

Poi c’è Domin, che lavora agli Affari Interni. Rigido, ligio al dovere e che mette la giustizia prima di tutto. Quando Harry si troverà nei casini a causa del suo passato e delle sue frequentazioni, Dom dovrà fare una scelta. Soprattutto perché i problemi non coinvolgono solo Harry, ma anche la persona del mercoledì. Si, perché si intuisce che Dom sia tale solo di nome e che nei mercoledì ceda alla sua vera natura e che si immerga totalmente in quello che oggi chiameremo subspazio (i lividi che gli amici riscontrano in lui il giorno dopo ne sono la prova tangibile). La sorpresa è stata scoprire chi fosse il compagno di Dom del mercoledì!

Infine c’è la coppia Ash – cioè Lord Gabriel Ashleigh – e Francis. Per il mondo suo miglior amico, nella realtà il suo compagno da una vita. Ash è quello dal carattere più bonario, che cerca sempre di sollevare gli animi, schiacciato dalla figura del fratello maggiore ed erede al titolo, che è un bigotto patentato e pure fastidioso.

Perché li ho descritti? Perché questa è una serie! E io non vedo l’ora di leggere gli altri. Soprattutto quello di Lord Richard!

Lo promuovo? Assolutamente sì. Se volete leggere una storia d’amore tipica ma allo stesso tempo atipica, narrata nel mio periodo storico preferito, allora questo è il romanzo giusto.

Voto finale? 4 arcobaleni e mezzo.

4,5 arcobaleni

May the multicolor be with you

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